La nostra storia

Un po’ di geografia e di storia

Montemaggiore sorge ai piedi del monte omonimo della catena montuosa del Gran Monte nelle Prealpi Giulie, nel Comune di Taipana, ad un’altitudine di 790 m.

Le Prealpi sono ricche di endemismi nord illirici e sud-est europei per la posizione di cerniera e di barriera presente nel tempo dell’ultima glaciazione che avvolgeva tutto il Nord Europa e le Alpi. Il Gran Monte, il cui significato letteralmente tradotto vuol dire «veramente grande», infatti da qualunque lato lo si ammiri risulta comunque imponente.

Propriamente il Gran Monte è suddiviso in una Cima Piccola o «Mali Varh», al confine tra Lusevera e Taipana, e in una cima Grande o «Testa Grande» nel solo comune di Taipana, dallo sloveno «velik = grande». Dal punto di vista orografico il Gran Monte costituisce la catena più rilevante, posta a nord, con asse da Lusevera a Caporetto e l’attestazione più antica risale al 1608 con l’attuale dicitura: Gran Monte.

Lo si può ammirare dalla pianura friulana attraverso le valli del Torre e del Cornappo e costituisce il primo gruppo di rilievo delle Prealpi Giulie, con vette che superano i 1600 metri di altezza.

Attualmente a Montemaggiore risiedono stabilmente una decina di persone ma fino al secondo dopoguerra ve n’erano circa trecento. Gli abitanti, fino a metà del secolo scorso, si sono disgregati tra il paese e il villaggio di Sredgnobardo dove numerose famiglie conducevano gli animali durante l’inverno e coltivavano la terra nel periodo estivo, trovandosi ad un’altitudine inferiore e quindi più consona alla semina del mais. Sredgnobardo è stato quasi interamente distrutto durante il terremoto del 1976. Una sola abitazione è stata ricostruita, tuttavia la zona ancor oggi risulta priva dei servizi essenziali quali acqua ed energia elettrica in rete.

Il paese ha subito danni notevoli durante l’evento catastrofico del maggio 1976, ma il crollo totale degli edifici si ebbe solo dopo la scossa del mese di settembre dello stesso anno. Le case irrimediabilmente danneggiate sono state demolite, in sostituzione sono sorte nuove abitazioni ma in misura decisamente inferiore a quelle originali.

Gli abitanti erano prevalentemente agricoltori, piccoli allevatori, taglialegna, carbonai, mentre oggi sono quasi interamente pensionati.

Durante la stagione estiva, il paese si anima di villeggianti, prevalentemente emigranti con le loro famiglie che ritornano al paese d’origine.

Spicca, nella piccola piazza, la nuova chiesa consacrata a S. Michele arcangelo, al quale la popolazione è sempre stata molto devota. La chiesa originaria, come quasi la totalità degli edifici del paese, fu danneggiata dal sisma del 1976 e dovette essere demolita. Anche il campanile crollò con il terremoto, fortunatamente le campane furono recuperate e per molti anni furono appese provvisoriamente in attesa della ricostruzione dell’edificio sacro.

Nella ricostruzione si è data priorità alla riedificazione delle abitazioni. Diversi anni dopo sono stati ricostruiti chiesa e campanile. Inizialmente le celebrazioni eucaristiche si tenevano in un prefabbricato di lamiera ma durante le stagioni le temperature diventavano estreme. D’inverno era gelido e d’estate il sacerdote si vedeva costretto a celebrare le funzioni all’esterno poiché la temperatura interna al locale diventava proibitiva.

Don Mario Totis, parroco dell’epoca, proseguì con la sua missione negli anni, assolvendo settimanalmente le celebrazioni. In seguito, quando il parroco fu sostituito da un diacono per motivi di salute, venne predisposto un prefabbricato in legno.

La statua di San Michele arcangelo è stata recuperata prima della demolizione della chiesa originaria ed oggi ha trovato collocazione sull’altare della chiesa nuova.

Salvo gli ultimi due anni, causa Covid, nel giorno del Santo Patrono si è svolta una piccola sagra paesana alla quale partecipavano anche numerosi abitanti dei paesi limitrofi e della vicina Slovenia. Gli ospiti di Bergogna venivano sempre accompagnati da un loro compaesano che allietava la serata dei festeggiamenti con la sua fisarmonica.

Montemaggiore – la via principale

Un gruppo di carbonai negli anni ’90: (in piedi da sx) Giorgio, Augusto, Mario (seduti da sx) Bepo e Albino

La chiesa danneggiata

La chiesa danneggiata dopo il terremoto

Le campane della chiesa

La piazza in ricostruzione

Anni ’60 – Vilca con il suonatore Zef

Il crinale del Gran Monte si estende dal M.te Testa Grande (quota 1556) a M.te Briniza (quota 1636) alla sella Kriz (quota 1540) alla Punta di Montemaggiore (quota 1613). I versanti sono inseriti nella Direttiva Habitat n. 93/43 della CE di Natura 2000 per la presenza di flora e fauna rare. Le praterie naturali si estendono oltre il limite del bosco a partire da 1300 m. A quota 1400 si trova l’Ex Ospedale costruito dagli alpini nel 1910/13. E’ una grande costruzione in pietra (30x12,5 m) recentemente ristrutturata utilizzabile come bivacco durante tutto l’anno. Nel futuro si prevede un proseguimento in cresta verso la Slovenia: un’alta via fino ai monti Gabroveg (1629) e M.te Stol (1674, rifugio e parapendio) per scendere quindi a Bergogna e Caporetto.

Pubblicità

Pubblicità

© 2023 Consorzio Boschivo Montemaggiore di Taipana. Tutti i diritti riservati.